I RITMI SFASATI|Dr.ssa Sara Lampis Biologa nutrizionista
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I ritmi sfasati

Perché l’alterazione del sonno influenza l’appetito?

Ogni mattina ci svegliamo dopo una notte di sonno, facciamo colazione e iniziamo a svolgere le nostre attività; mangiamo di solito più volte al giorno, a orari programmati, e poi di nuovo siamo pronti per un’altra notte di sonno. Questo ritmo, detto circadiano (dal latino circa diem) perché riguarda le 24 ore della giornata, sottende un’ampia varietà di funzioni fisiologiche, tra cui appunto il ciclo sonno-veglia, la temperatura corporea, la secrezione degli ormoni, l’attività immunitaria, l’attività cerebrale, il comportamento alimentare.

È molto importante per la salute avere i propri ritmi biologici in fase. L’orologio centrale deve essere continuamente resettato da fattori ambientali esterni. Questi sincronizzatori esterni sono di due tipi: primari e secondari. I primari sono quelli ambientali, l’alternarsi della luce e del buio, il succedersi delle stagioni, il ciclo lunare. I secondari derivano dalla nostra organizzazione della vita, individuale e sociale: qualità e quantità del sonno, tipo di lavoro (diurno, notturno o a turni), orario dei pasti, viaggi (jet lag), sballo di fine settimana (jet lag sociale).

Probabilmente è il sonno il più importante sincronizzatore dei ritmi del nostro organismo. L’alterazione del periodo di sonno è responsabile di modificazioni ormonali. In particolare si vanno ad modificare i meccanismi regolativi che controllano i processi di fame e sazietà. La riduzione del periodo di sonno comporta cambiamenti nei livelli di leptina (ormone con effetto inibitore dell’appetito) e di grelina (ormone con effetto stimolatore dell’appetito) prodotti dall’organismo. In particolare si verifica una riduzione della leptina e un incremento della grelina. Quindi il risultato è una irresistibile sensazione di fame!

Lo sfasamento dei due ormoni regolatori si riflette sull’alterazione del senso di fame e conseguentemente sull’incremento dell’assunzione di cibo. Tutto ciò può favorire l’incremento del peso corporeo e predisporre a obesità, diabete e in generale ad un incremento dell’infiammazione. Al tempo stesso, e da non sottovalutare, si hanno alterazioni della performance cognitiva e delle emozioni.

Fonte Giacinto A.D. Miggiano, 2016 La nutrizione nelle malattie del metabolismo, Il Pensiero Scientifico Editor

Fonte F. Bottaccioli e A. Bottaccioli, 2017 Psiconeuroendocrinoimmunologia e scienza della cura integrata: il manuale, Edra S.p.A.