Il consumo di pesce grasso riduce il rischio cardiovascolare | Diario - Dr Ssa Sara Lampis biologa nutrizionista a Bassano Del Grappa
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Il consumo di pesce grasso riduce il rischio cardiovascolare

Consumo di pesce e fattori di rischio cardiovascolari: una revisione sistematica e una meta-analisi degli studi di intervento.

La raccomandazione a consumare regolarmente pesce (specie pesce grasso) rientra ormai in tutte le linee guida nutrizionali. In particolare, i pesci più grassi (salmoni, sardine, sgombri) forniscono quantità maggiori di acidi grassi polinsaturi omega-3 a lunga catena, il cui ruolo nel mantenimento della salute cardiovascolare è ben noto. Questa metanalisi evidenzia specificamente i benefici dell’assunzione regolare di pesce grasso, esaminando i risultati di 14 studi di intervento, con una durata compresa tra 4 e 24 settimane, condotti in 11 Paesi, in soggetti adulti di ambo i sessi.

Le quantità di pesce grasso fornite ad ogni partecipante, nei diversi studi, erano comprese tra 20 e 150 g al giorno, nell’ambito di un’alimentazione corretta e bilanciata per apporto di nutrienti ed energia.

L’analisi conclusiva dei dati ha prodotto risultati univoci: l’assunzione regolare di pesce grasso, anche in quantità moderate, si associa al miglioramento di due parametri indicativi del rischio cardiovascolare, la trigliceridemia e la colesterolemia HDL. La trigliceridemia è risultata infatti diminuita in media di 10 mg/dL, mentre la colesterolemia HDL è aumentata di 2 mg/dL nei consumatori di pesce rispetto ai gruppi di controllo che non ne consumava, indipendentemente dalle caratteristiche individuali (sesso, età, BMI e stato di salute) dei soggetti arruolati nei vari studi. Queste osservazioni supportano l’efficacia di un intervento relativamente semplice, come la promozione del consumo di un alimento versatile e gradevole qual è il pesce (soprattutto grasso),  nel migliorare il profilo di rischio cardiovascolare degli adulti in tutte le fasce d’età.

Gli Autori concludono ricordando che il pesce grasso non contiene soltanto gli omega-3 a lunga catena, ma fornisce anche vitamine del gruppo B e vitamina D, per la quale è già stato dimostrato il legame con il mantenimento di una buona salute cardiovascolare.

Infine, i ricercatori sottolineano come nuove risorse possano venire dall’implementazione delle tecniche di allevamento dei salmoni (il pesce grasso più consumato in assoluto) per migliorare la concentrazione di omega-3: un processo che permetterebbe di ottimizzare la sostenibilità dell’allevamento, perché ridurrebbe la quantità di pesce necessaria per fornire i livelli di omega-3 utili per ottenere i benefici sul sistema cardiovascolare.

 

Fonte: PUBMED / Consumption of fish and vascular risk factors: A systematic review and meta-analysis of intervention studies. Alhassan A., Young J., Lean M, Lara J. Atherosclerosis. 2017 Nov;266:87-94. doi: 10.1016/j.atherosclerosis.2017.09.028. Epub 2017 Sep 28.