La Magrezza Patologica | Sara Lampis Nutrizionista
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La magrezza patologica: “acqua cheta che rompe i ponti”

Quando la magrezza diventa un problema.

Metafora un po’ forzata, ma ricca di significato. L’acqua “cheta” è  silenziosa, scorre lentamente, ma rovina, rompe e corrode i ponti.

Oggi un numero crescente di adolescenti e giovani è sollecitato dai modelli estetici, che spingono a ridurre il peso a valori talmente bassi da non essere compatibili con un buono stato di salute. Si tratta di modelli da lungo tempo proposti dai mass media ed esasperati dai social media dei nostri tempi. 

Negli ultimi cinquant’anni, l’ideale estetico si è progressivamente conformato attorno a un’immagine corporea filiforme, che ha determinato una pressione sociale alla magrezza come espressione di valore positivo. 

Molti studi sottolineano come la valorizzazione estrema dell’apparenza e della bellezza, associata a magrezza, abbia un ruolo primario nello sviluppo e nella diffusione di un’eccessiva attenzione al peso, alle forme corporee e all’alimentazione in genere.

Quella ricerca di magrezza estrema, che induce alla riduzione eccessiva delle riserve di grasso e provoca deficit importanti, non è altro che l’acqua cheta che rompe i ponti. Non si tratta di una magrezza giusta, ma di una magrezza patologica.

Quando non si introduce sufficiente quantità di cibo per soddisfare adeguatamente i consumi, il corpo, per far fronte alle riserve energetiche, è obbligato a bussare alla porta dei propri muscoli e degli organi interni. Vengono compromesse molte funzioni endocrine e metaboliche, perchè il corpo va in risparmio energetico, proprio come i cellulari scarichi: diminuisce la resistenza alle malattie infettive, si indeboliscono le ossa, si può alterare la regolarità del ciclo mestruale fino alla completa scomparsa (amenorrea). Ma non finisce qui, anche l’umore, le capacità mentali, e le capacità di relazione interpersonale vacillano.

Coloro che hanno come obiettivo questa eccessiva magrezza adottano comportamenti alimentari restrittivi, con un atteggiamento di costante preoccupazione per quanto e cosa si mangia. Viene limitata l’assunzione e si evitano alcuni alimenti considerati troppo calorici per non ingrassare o per dimagrire. 

A lungo termine questi comportamenti potrebbero portare ai classici up and down, infatti soprattutto nelle donne con età adulta si osserva un’alternanza di eccessi e privazioni.

E’ innegabile dire che spesso la restrizione alimentare in adolescenza e giovane età si associa ad un maggior rischio di sviluppare disturbi alimentari come l’anoressia, la bulimia o il disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating).

Occorre prevenire, individuare precocemente e combattere questi comportamenti restrittivi.

Quali sono i campanelli di allarme?

  • Estrema preoccupazione per il peso (paura di ingrassare o desiderio di dimagrire);
  • insoddisfazione corporea (sentirsi grassi) e\o di percezione corporea (vedersi grassi anche quando si è in normopeso);
  • attività fisica eccessiva e compulsiva (sensi di colpa se non si segue il proprio piano di allenamento);
  • si rifiutano le occasioni sociali.

 


 

Fonti

Dalla Ragione L. e Antonelli P. Le mani in pasta, 2018 Il pensiero Scientifico Editore

Crea Linee guida per una sana alimentazione, 2018