La Selettività Alimentare Nei Bambini | Sara Lampis Biologa Nutrizionista
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La selettività alimentare nei bambini

La selettività alimentare nei bambini

È frequente che durante la crescita i bambini mostrino una selettività alimentare.

Di cosa si tratta?

È un’anomalia dell’alimentazione che comporta una forte rigidità nelle scelte alimentari:

  • il repertorio alimentare è estremamente limitato (spesso meno di cinque alimenti);
  • vi è una scarsa accettazione di cibi nuovi da mangiare.

I bambini con alimentazione restrittiva prediligono alimenti morbidi e a base di carboidrati, hanno difficoltà nella masticazione e nell’apprendere comportamenti appropriati a tavola.

In genere l’evitamento o la restrizione del cibo può essere dovuto alle caratteristiche sensoriali del cibo stesso:  i bambini sono estremamente sensibili ad aspetto, colore, odore, consistenza, temperatura e gusto.

L’alimentazione selettiva si riscontra in oltre il 20 % dei bambini piccoli e può essere nella maggioranza dei casi considerata in linea con il quadro evolutivo, infatti tra i 18 e i 24 mesi è molto diffusa la neofobia alimentare, cioè il rifiuto di assaggiare e mangiare cibi nuovi. Solitamente questa fase termina entro il terzo anno di vita e raramente dura fino ai 5 anni.

Alcuni atteggiamenti verso il cibo, infatti, possono essere transitori o espressione di un temperamento introverso: bambini molto prudenti, timidi, un po’ rigidi, che non amano le novità, potrebbero avere un’alimentazione un po’ ripetitiva e poco varia.

In un limitato numero di bambini la selettività persiste, soprattutto nei maschi, nella media infanzia e anche nell’adolescenza.

Il problema più manifesto di questi bambini, spesso fisicamente sani, è rappresentato dal disagio sociale, che diventa più evidente quando aumentano le occasioni di convivialità e le relazioni affettive, amicali e sociali in genere.

Quando un genitore deve allarmarsi?

Quando le anomalie nell’alimentazione si associano a conseguenze importanti:

  • Significativa perdita di peso;
  • insorgenza di carenze nutrizionali;
  • necessità di ricorrere ad integratori alimentari;
  • limitazioni nella vita sociale, per cui il bambino non esce più o non vuole più andare a pranzo o a merenda dagli amici perché sa che avrà delle difficoltà con i cibi proposti.

Spesso quando i figli manifestano un rapporto alterato con il cibo, l’intera famiglia entra in crisi. I genitori sono disorientati e l’atmosfera familiare durante i pasti diventa poco piacevole.

Dopo aver stabilito che il proprio bambino non è solo schizzinoso, ma presenta un problema che influisce in modo importante sul suo funzionamento sociale, sulle relazioni familiari e sull’apporto equilibrato dei diversi nutrienti, è importante rivolgersi al pediatra per escludere una condizione di tipo organico. E’ inoltre importante escludere che l’alimentazione selettiva faccia parte di un quadro più ampio di rigidità ed ipersensibilità sensoriale legata a un disturbo del neurosviluppo.

Dopo aver escluso queste cause, è utile comprendere il comportamento alimentare dei bambini e non intenderlo solo come qualcosa da educare od omologare. Si tratta di un comportamento transitorio? Il bambino usa questo comportamento per manifestare un disagio?

Come aiutare i bambini a ristabilire un sereno rapporto con il cibo?

Gli studi sull’argomento forniscono alcuni suggerimenti utili:

  • diversificare le preparazioni nei colori, odori e consistenza, utilizzando gli alimenti che il bambino già mangia;
  • eliminare la pressione a mangiare e proporre i piatti con tono positivo: “Assaggia questo piccolo pezzo e dimmi cosa ne pensi”;
  • esplorare il cibo grazie ai 5 sensi in termini di gusto, , consistenza, temperatura, suono, colori per scollegarlo dall’alimentarsi in senso stretto;
  • cucinare insieme può essere un’attività utile perchè l’obiettivo non è solo quello di mangiare la pietanza che hanno preparato, ma soddisfare la curiosità, trascorrere tempo insieme ai genitori, soddisfare il desiderio di sentirsi grandi e autonomi: anche se i bambini non mangeranno sarà stata un’attività utile a prendere confidenza con il cibo e a “fidarsi” del cibo stesso;
  • affidarsi a figure professionali di tipo psicologico, nutrizionale e pedagogico può guidare i bambini e i loro genitori nel percorso di familiarizzazione con il cibo grazie ad attività psico-educazionali di gruppo e attività ludiche inerenti il cibo.

Bibliografia

Laura Dalla Ragione e Paola Antonelli, Le mani in pasta, 2018. Il Pensiero Scientifico Editore