Perché una persona che, giorno dopo giorno ingrassa, non riesce a regolare l’appetito? - Dr.Ssa Sara Lampis
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Perché una persona che, giorno dopo giorno ingrassa, non riesce a regolare l’appetito?

Una persona che eccede nel proprio peso non è in grado di regolare il bilancio tra entrate e uscite, tra quantità di cibo introdotto e cibo utilizzato per l’attività dell’organismo e il ricambio di tessuti e organi. Le entrate sono superiori alle uscite. 

Ma l’organismo umano non ha la capacità di regolare autonomamente il proprio peso? 

Teoricamente la risposta è sì, perché siamo dotati nel nostro cervello di un “centro della fame”, che viene regolato con i segnali di fame e sazietà. Allora perché una persona non riesce a controllare il proprio appetito? 

Alcuni studi hanno dimostrato che, con l’aumento del peso, si riduce la capacità dei recettori cerebrali di accogliere i segnali di sazietà e di tradurli correttamente: pur essendoci molti segnali (leptina e insulina) in circolo, pochi passano nel cervello. Si innesca un circolo vizioso.

Emerge l’ipotesi che lo stesso aumento di peso possa provocare una riduzione della capacità di leggere i segnali di sazietà. Più si mangia più si mangerebbe.

Inoltre dalle ricerche emerge che nel cervello delle persone obese si ha iperattivazione del circuito della dopamina, che rappresenta il sistema neurobiologico della gratificazione. Questo circuito è connesso all’area che regola la fame, l’ipotalamo laterale.

Quindi, inibendo l’attività dell’ipotalamo laterale si potrebbe diminuire l’appetito e ridurre il peso negli obesi? 

Alcuni ricercatori statunitensi ci hanno provato con una stimolazione cerebrale profonda, ma senza successo. Ormai sappiamo che il sistema mente-cervello degli esseri umani è molto complesso. In questo caso 2+2 non è uguale a 4. Le aree cerebrali non funzionano come un interruttore on-off, i circuiti cerebrali sono complessi e intrecciati pur essendoci aree dedicate, di cui conosciamo l’esistenza. 

L’obesità è il risultato di un percorso in cui prime fasi della vita, abitudini familiari, personalità, caratteristiche dell’offerta del cibo, condizioni sociali e culturali si intrecciano proprio come i circuiti cerebrali. Psicologia e biologia sono strettamente legate.

L’approccio migliore per invertire la rotta?

L’approccio integrato:

  • alimentazione adeguata in quantità e qualità
  • attività fisica
  • ripristino del microbiota intestinale
  • controllo dell’infiammazione
  • gestione dello stress dovrebbero viaggiare su binari paralleli

 

Fonte F. Bottaccioli e Anna G. Bottaccioli, Psiconeuroendocrinoimmunologia e scienza della cura integrata: il manuale, Edra SpA, 2017