A noi genitori sta molto a cuore l’alimentazione dei nostri bambini.
Inizialmente si tratta di un’alimentazione totalmente dipendente, vuoi dal seno materno o dal biberon.
Crescendo e sviluppandosi il bambino ad un certo punto diventa pronto ad assumere alimenti diversi dal latte.
Sarà pronto ad accogliere cibi nuovi perché sarà maturato non solo il suo intestino, ma anche il sistema immunitario e le sue abilità motorie. Oltre a questo esprimerà il suo desiderio ad assaggiare ciò che mangiano i genitori. È arrivato allora il momento giusto per l’alimentazione complementare al latte.
È un argomento che mi sta molto a cuore come mamma e Biologa nutrizionista, infatti ho scritto un libro che tratta di questo importante passaggio nella vita del bambino e dei neogenitori, Per la vita Le risposte alle 50 domande più frequenti sull’alimentazione complementare.
Le prime abitudini alimentari, in termini di scelte e di comportamento, si sviluppano e consolidano nei primi 3 anni di vita del bambino e sono queste le abitudini che più tendono a persistere nel tempo. L’educazione alimentare per i più piccoli diventa una valida strategia di prevenzione anche per le patologie da adulti.
Gli obiettivi
La neofobia alimentare
Nell’infanzia, come in tutta la vita, cibo ed emozioni sono strettamente legati. Non sorprende quindi che il cibo diventi sin da subito un mezzo di comunicazione per i bambini.
Tra i 18 e i 24 mesi, è molto comune la neofobia alimentare, cioè il rifiuto di assaggiare cibi nuovi o mai conosciuti. In questa fase, il bambino cerca sicurezza negli alimenti già familiari: un comportamento innato, retaggio evolutivo che garantiva la sopravvivenza durante l’esplorazione di ambienti potenzialmente pericolosi.
Per questo è importante abituare il bambino a diversi sapori sin dai primi anni. L’esposizione ai gusti comincia ancora in gravidanza, attraverso il liquido amniotico, continua con l’allattamento e prosegue durante l’alimentazione complementare.
Approfondire i sapori in questa fase aiuta a costruire un rapporto sereno e positivo con il cibo.
Generalmente, la neofobia diminuisce entro il terzo anno di vita e raramente persiste fino ai cinque anni.
La selettività alimentare
Alcuni bambini, però, manifestano atteggiamenti neofobici più marcati e persistenti, selezionando i cibi in base a colore, consistenza, sapore o odore e limitandosi a 5-6 alimenti.
Non si tratta di bambini “schizzinosi”, ma di alimentazione selettiva.
In molti casi, questo non influisce sullo sviluppo psico-fisico, poiché i bambini riescono comunque a introdurre i nutrienti essenziali. In altri, però, la crescita e lo sviluppo possono essere compromessi.
In entrambi i casi, il rapporto con il cibo può diventare fonte di tensione: i pasti diventano difficili per tutta la famiglia, tra ansia, obblighi, pianti e punizioni.
Se la selettività alimentare persiste o si irrigidisce, è opportuno intervenire con un team multidisciplinare, con l’obiettivo di:
Scopri di più sulla selettività alimentare.
Se stai leggendo con molta probabilità senti che è arrivato il momento o ti è stato raccomandato da un professionista sanitario di intervenire sull’alimentazione di tua/o figlia/o per migliorarla o per normalizzare il suo peso corporeo.
L’educazione alimentare rappresenta ad oggi il primo ed efficace strumento di prevenzione a tutela della salute dei nostri figli. Vorrei fare una precisazione: con il termine educazione alimentare non si intende la sola informazione legata ai nutrienti e alle frequenze alimentari, ma si racchiude l’importanza della convivialità, dell’ascolto dei bisogni del proprio corpo e dell’instaurarsi di buon rapporto con il cibo.
Quando è richiesto il nostro intervento in questa fascia d’età è molto importante aiutare il bambino a creare un’immagine corporea positiva, infatti l’immagine corporea inizia a formarsi fin dalla prima infanzia: diversi studi hanno dimostrato che il modo in cui il bambino struttura la propria immagine corporea durante i primi 10 anni di vita è determinante nel modo in cui si percepirà in adolescenza, con ricadute nel comportamento sociale, nell’autostima e nel senso di autoefficacia.
Il percorso nutrizionale è focalizzato sulla salute psicofisica del/la bambino/a e non sul peso corporeo. Sono forniti ai genitori gli strumenti giusti per migliorare il comportamento alimentare e normalizzare il peso corporeo, rispettando i tempi del cambiamento del/la bambino/a.
La presenza o meno del/la bambino/a durante le visite viene valutata caso per caso, mai prima dei 6 anni.
Gli obiettivi
Un’adeguata alimentazione in adolescenza è fondamentale perché questa fase rappresenta un periodo di crescita rapida e di grandi cambiamenti fisici, ormonali, cognitivi ed emotivi.
Nello specifico una buona educazione alimentare svolge le seguenti funzioni:
Durante il percorso nutrizionale, la famiglia gioca un ruolo fondamentale. L’adolescente può crescere nella propria autonomia alimentare, sostenuto da un ambiente familiare coerente che rafforzi gli obiettivi nutrizionali e promuova un rapporto sereno con il cibo.
Lavorare con gli adolescenti dal punto di vista nutrizionale richiede un approccio specifico, diverso da quello per adulti o bambini: insieme parleremo di educazione alimentare, di quanto sia importante l’equilibrio senza categorizzare i cibi in giusti o sbagliati (anche perchè nessun alimento è da vietare in assoluto, tutto dipende dalla frequenza con cui lo assumiamo), promuoveremo un’immagine corporea positiva, rinforzando la consapevolezza di un corpo in evoluzione.
Gli obiettivi
Ogni bambino, ogni adolescente, è l’adulto di domani. Noi supportiamo i bambini, i ragazzi e le loro famiglie con equilibrio e ascolto.